La festa di Santa Croce, che si tiene ogni quarta settimana di maggio, è l’evento più sentito del comune di Casteltermini (AG). Tra i vari momenti del cerimoniale quello del Tataratà è il più suggestivo. Una parola onomatopeica che racchiude una tradizione folkloristica in onore della croce lignea paleocristiana del paese. E che ha portato il nome di Casteltermini in giro per il mondo.

CENNI STORICI

Il Tataratà è una danza che vede in scena i protagonisti “armati”di spade. I movimenti cadenzati e acrobatici dei danzatori sono accompagnati dal rullo incessante dei tamburi. In merito al background storico si sa poco, se non che la danza nasce all’incirca nel XVI sec. Davide Severino, musicologo di Casteltermini ci spiega quali sono i possibili scenari d’origine: “Qualcuno lo individua come rito di fertilità. Si pensa che possa essere una danza moresca, come quella della festa della Madonna delle Milizie, patrona di Scicli. Un’altra ipotesi, collega il Tataratà ai lavoratori di lino, ricollegandolo  ai ceti che partecipano alla festa di S. Croce. Vi sono degli elementi che portano in questa direzione”.

QUESTIONE DI RITMO

Severino ci spiega dunque quali sono gli indizi che rendono forte il collegamento con i lavoratori di lino: “Spesso si riconduce il Tataratà ad una dimensione di duello ma l’unifofmità nel vestiario dei danzatori non configura una separazione. In teoria due duellanti dovrebbero distinguersi”. L’aspetto più importante non è legato tanto al look quanto al suono: “Il ritmo è un ritmo regolare che deve accompagnare il movimento dei danzatori. Quello che fa u tammurinaru non è tanto diverso, per fare un esempio, dai canti dei pescatori delle tonnare. Un suono che concili la coordinazione e lo sforzo fisico. Che nel caso specifico è la spatuliata, per separare i semi di lino”.

U TAMMURINARU

Nello svolgimento del Tataratà tanto è trascendentale la figura dei danzatori armata quanto quella del tammurinaru. Chi suona il tamburo non si muove leggendo uno spartito. Lo fa a orecchio per trovare il ritmo giusto da accostare alla danza. A Casteltermini è un ruolo che si tramanda in alcune famiglie di generazione in generazione. Come nel caso di Luca Nobile erede assieme ai cugini di questa tradizione : “I Nobile sono tammurinari da sette generazioni. Mio nonno, che fu anche premiato come primo tamburo di Sicilia, mi ha tramandato tutto come da tradizione. Il maestro emette vocalmente all’allievo il suono che poi va riprodotto sul tamburo con le mazzole“.

ORGOGLIO DI CASTELTERMINI

A portare avanti la tradizione del Tataratà è l’omonima associazione culturale, che ha partecipato a diversi eventi in giro per il mondo. L’unica “data ufficiale” resta comunque quella della Festa di Santa Croce, da anni organizzata dai privati, causa dissesto finanziario del comune. Uno scenario che la nuova giunta di Filippo Pellitteri, da poco insediatasi dopo la sentenziata ineleggibilità del precedente sindaco Nicastro, vuole cambiare. Nobile da poco vice-sindaco e assessore alla cultura del comune in questo senso è chiaro: “Abbiamo intenzione di riprendere in mano l’organizzazione della festa, compatibilmente alle condizioni economiche dell’ente. Per noi il rilancio di Santa Croce è una priorità”. La tappa più importante di valorizzazione dell’immagine del comune, che nei giorni scorsi ha annunciato la partecipazione di Daria Biancardi alla festa patronale il 4 agosto.

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